quale postura assumiamo mentre lo usiamo?

Basta guardarsi attorno in un bar, sull'autobus o nella sala d'attesa del medico: quante sono le persone piegate sullo schermo di uno smartphone?
La smania del controllo continuo di notifiche, news e messaggi rovina non solo le cene in famiglia, distogliendo dal vivere appieno il presente, ma influisce negativamente sulla nostra schiena.


Negli ultimi anni sono stati compiuti diversi studi sulla relazione tra l’utilizzo di smartphone e la postura del rachide cervicale. Può sembrare strano, ma l’utilizzo di telefoni e tablet condiziona in maniera importante la posizione assunta dalla testa e dal collo; provocano la gobba anche in giovane età, peggiorano l'umore e, lungi dall'aumentare davvero la produttività, danno soltanto l'illusione di una maggiore efficienza.

Eccolo il lato oscuro che si nasconde dietro lo schermo luccicante di tablet e smartphone.
Oggigiorno, oltre un italiano su due possiede uno smartphone e gli studi più recenti affermano che lo si usa mediamente tra le 2 e le 4 ore al giorno; è sempre meno utilizzato tenendolo vicino all’orecchio (per una conversazione “vecchio stile”) piuttosto è maggiormente utilizzato guardando lo schermo, per leggere un articolo, vedere un video, scrivere su Whatsapp o semplicemente per giocare. Se lo sguardo è di continuo rivolto verso il basso, il collo si adeguerà a questa necessità determinando di conseguenza una alterazione degli equilibri tensionali di tutte le strutture di sostegno e controllo del tratto cervicale (e non solo).
Altra conseguenza inevitabile di questa posizione alterata è lo spostamento del nostro baricentro che non cadrà più all’interno della propria regione di sostegno (delimitata dalle spalle), bensì più avanti.
Risale al 2014 uno studio che ha preso in esame lo sforzo che insiste sul collo in relazione ai gradi di flessione dello stesso: è stato calcolato che se la flessione complessiva del tratto cervicale è solamente di 15° il carico diventa di 12 kg; se la flessione aumenta a 30° il carico è di 18 kg, a 45° è di 22 kg e a 60° è di 27 kg. In pratica, più chiniamo la testa in avanti per guardare il nostro smartphone maggiore è lo stress che subiamo.
Si evince chiaramente quanto tale carico applicato alla colonna vertebrale diventi gravoso, specie se moltiplicato per le ore passate mantenendo lo smartphone in mano.
Le conseguenze saranno molteplici e di varia natura; si potranno lamentare problematiche di tipo meccanico, non esclusivamente legate alla regione cervicale, con mobilità ridotta e dolori muscolo-legamentosi; problematiche di carattere neurovegetativo, come giramenti, mal di testa, vertigini o nausea fino a disturbi dell’attività masticatoria.
Il problema però, non è solo fisico. Riguarda anche l'umore e il modo in cui ci rapportiamo al mondo: in alcuni casi, la stessa postura può provocare o amplificare uno stato emotivo. Stare curvi, in particolare, può farci sentire depressi, apatici, poco vitali. Infatti, la posizione contorta è comune tra chi soffre di depressione che tende, in genere, a inclinare il collo in avanti, piegare le spalle e tenere le braccia verso il centro del corpo. Inoltre, la posizione influisce sulle nostre performance: usare anche per brevi periodi dispositivi portatili può minare la determinazione a portare a termine un lavoro. Tuttavia bastano piccoli accorgimenti per salvare la situazione e arginare questi effetti collaterali, ad esempio fare un po' di stretching e tenere spalle e testa all'indietro quando si guarda il cellulare, alzando di più le braccia e avvicinandolo al volto.

Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: è davvero così necessario passare tanto tempo con lo smartphone in mano?

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